Selenio e tiroide: quando assumerlo?

Selenio e tiroide: quando assumerlo?

Il selenio ha un ruolo fondamentale nel buon funzionamento di tutto l’organismo. Questo oligominerale micronutriente è concentrato principalmente nel fegato e nella tiroide: gli enzimi che metabolizzano gli ormoni tiroidei utilizzano, infatti, grandi quantità di selenio.

Vediamo quali sono i benefici di assumere selenio per la tiroide, quando prenderlo e quale dosaggio è necessario rispettare.

Benefici del selenio sulla tiroide

Il selenio è un minerale essenziale per la nostra salute e per il corretto funzionamento di molti organi, soprattutto della tiroide. La sua concentrazione all’interno di questa ghiandola, infatti, è molto elevata. Insieme allo iodio, è implicato nella produzione degli ormoni tiroidei. In particolare, il selenio è indispensabile alla trasformazione della tiroxina (T4) in triiodotironina (T3).

Questo minerale è anche un potente antiossidante che contrasta i legami chimici responsabili dei radicali liberi. Contribuisce a preservare l’elasticità dei tessuti e favorisce l’azione del collagene. Inoltre si oppone al declino cognitivo dovuto all’età, migliorando la memoria.

Infine, favorendo la produzione di globuli bianchi necessari a difendere l’organismo dagli attacchi di virus e batteri, il selenio gioca un ruolo fondamentale nel sistema immunitario,

Tiroidite di Hashimoto e selenio

E’ stato ipotizzato che una carenza di selenio possa contribuire al manifestarsi delle tiroiditi autoimmuni in soggetti predisposti. Il motivo sarebbe da ricondursi alla riduzione dell’attività degli enzimi antiossidanti e al venir meno dell’effetto del selenio sul sistema immunitario, che porterebbe ad un potenziamento del processo infiammatorio tiroideo.

Studi recenti hanno dimostrato che la supplementazione con selenio può aiutare a ridurre gli anticorpi anti TPO e a migliorare l’ecostruttura della ghiandola. Uno studio del 2017, effettuato su 21 pazienti con tiroidite cronica autoimmune, ha portato alla luce l’efficacia di un trattamento combinato di selenio e mio-inositolo (83 mg/600 mg). Dopo 6 mesi, non solo i valori del TSH risultavano ridotti rispetto ai valori basali, ma anche gli anticorpi presenti erano diminuiti.

La supplementazione combinata di selenio e mio-inositolo è risultata efficace anche nel migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Carenza di selenio: cosa succede alla tiroide?

Alcune patologie. così come alcune cattive abitudini, possono ridurre i livelli di selenio presenti nel nostro corpo. Tra queste l’ipotiroidismo e le altre disfunzioni metaboliche. I sintomi della carenza di selenio sono mal di testa, disturbi alla vista, artrite reumatoide, infertilità, tendenza a ingrassare, nausea, vertigini e depressione.

La carenza di selenio può causare malattie o problematiche correlate ad un aumento di radicali liberi, come invecchiamento precoce, malattie degenerative e malattie infiammatorie croniche.

Diversi studi hanno messo in evidenza l’incidenza di bassi livelli di selenio sulla tiroide. Una carenza di questo minerale può favorire lo sviluppo e il mantenimento dell’ipotiroidismo, ma anche di tiroiditi autoimmuni (come la tiroidite di Hashimoto). Oltre a partecipare direttamente al metabolismo degli ormoni tiroidei, infatti, il selenio svolge un’importante azione antiossidante che contrasta i fenomeni anti-infiammatori.

Quando e come assumere selenio: dieta o integratori?

selenio e tiroide quando assumerlo

Il modo più semplice di assumere selenio è attraverso l’alimentazione. Tra gli alimenti ricchi di selenio, ci sono il pesce, i frutti di mare, le frattaglie, la frutta secca, i cereali integrali, alcune verdure (come broccoli, cavoli e cetrioli) e il lievito di birra. I cibi consigliati a chi vuole assumere molto selenio sono, in particolar modo, le noci del brasile, i semi di senape, le sardine, il tonno pinna gialla e i gamberi.

La concentrazione di selenio all’interno dei vegetali varia in base alla concentrazione di questo minerale nel terreno, e dunque in base ala regione in cui i vegetali sono coltivati. Negli alimenti di origine animale, invece, la concentrazione si mantiene stabile.

Una dieta bilanciata dovrebbe prevedere un corretto apporto di selenio (circa 50 microgrammi al giorno). Bisogna tener presente che la raffinazione e la cottura riducono il contenuto di selenio presente negli alimenti.

Il fabbisogno giornaliero di selenio cambia soprattutto in relazione all’età:

  • neonati fino a 6 mesi: 10 mcg
  • dai 6 mesi ad un anno: 15 mcg
  • bambini da 1 a 6 anni: 2 mcg
  • tra i 7 e i 10 anni: 30 mcg
  • tra gli 11 e i 14 anni: 40 mcg
  • adulti: 50-55 microgrammi
  • donne in gravidanza o durante l’allattamento: 65-75 mcg

Una dose giornaliera di 80 mcg può essere considerata la dose minima per preservare l’efficienza dei meccanismi che ci proteggono dai danni ossidativi. Attenzione perché un eccesso di selenio (più di 300 mcg) può essere addirittura tossico per l’organismo!

In caso di ipotiroidismo, tiroidite di Hashimoto o altre patologie che riducono i livelli di selenio nell’organismo, può essere utile assumere un integratore di selenio. Chiedi al tuo medico o al tuo farmacista di fiducia quale prodotto è più adatto a te! Prova il Selenio Vegavero 100% naturale estratto dai semi di senape!

Redazione

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